Tecnologia e Riabilitazione
Corso di Aggiornamento – Tecnologia e Riabilitazione: nuove sfide per la neuropsicologia
L’Associazione Sarda Traumi Cranici Onlus organizza un corso di aggiornamento dal titolo: Tecnologia e Riabilitazione: nuove sfide per la neuropsicologia, relatori prof.ssa Anna Cantagallo e dott.ssa Francesca Tebaldi.
La riabilitazione dei disturbi cognitivi conseguenti la lesione cerebrale costituisce un settore rilevante e in crescita del campo della neuro riabilitazione. Grazie all’innovazione tecnologica, la tecniche di valutazione e di riabilitazione si stanno allargando, ponendo la necessità di aggiornamento a tutte le persone coinvolte nella cura delle persone con lesione cerebrale, fornendo gli strumenti e le conoscenze necessarie ad adottare un approccio completo e “moderno” per la facilitazione dell’autonomia della persona con disturbi psicologici e neuropsicologici.
Il corso si terrà il 30 Marzo 2012 ad Alghero presso Hotel Carlos V Lungomare Valencia.
In allegato la brochure corso aggiornamento 30 marzo 2012
Nelle case i veri eroi quotidiani
La Giornata di oggi ci porterà ad ascoltare interessanti aggiornamenti della ricerca scientifica sugli stati prolungati di non consapevolezza di sé e di estrema disabilità, a rivisitare le linee-guida per una corretta assistenza socio-sanitaria delle persone in stato vegetativo, a individuare giusti protocolli, ad ascoltare suggerimenti per una doverosa formazione degli operatori del settore, a conoscere gli obiettivi raggiunti e quelli da conseguire. Ma oggi gli aspetti clinici, scientifici, sociali devono lasciare spazio a loro, ai nostri fratelli, sorelle, figli, madri, padri, amici, compagni di viaggio con i quali dobbiamo trovare un modo di comunicare, umilmente e semplicemente condividere la nostra stessa esistenza.
In questa Giornata la dedica è per loro e per i loro familiari e amici, eroi del nostro tempo: anni, spesso una vita di assistenza silente, dolorosa, estrema; ogni giorno pieno di invocazioni, preghiere, lotte, coraggio; ogni giorno, con il sorriso che spesso diventa maschera, alla conquista di un nuovo sorriso, quello che si insegue nell’altro.
La dedica oggi è per questi eroi che sentono parlare di etica, scienza, politica, sociologia, sanità, economia, ma che vorrebbero, prima di tutto, sentire che il centro di ogni verità e pensiero è la vita dell’uomo. Luca Speziale ha intitolato il suo libro, di imminente uscita, La forza della vita.
Quando è lo stato vegetativo ad aver paura, titolo ispirato proprio dai familiari protagonisti del libro, che donano la loro esistenza per ‘mettere paura’ allo stato vegetativo.
Sono loro la faccia vera di questo mondo, che certo nichilismo vorrebbe celare. Il loro impegno ci dice che ogni cosa materiale, ogni pensiero, ogni ragione sono dell’uomo, mentre la vita di ciascuno è soprannaturale e lo precede. Se non fosse così, vana sarebbe ogni esistenza, ogni speranza, ogni fede, specie quella circoscritta all’uomo e al suo pensiero.
da Avvenire di Giovedì 9 febbraio 2012
STRADA FACENDO…
è un progetto di educazione ideato dall’Associazione ATRACTO rivolto ai ragazzi delle scuole superiori del Valdarno ed Arezzo, con la finalità di raggiungerli e coinvolgerli nella definizione ed attuazione di interventi di prevenzione e riduzione dei rischi, promuovendo la cultura della sicurezza stradale, coinvolgendoli operativamente in attività di studio e ricerca nella speranza di favorire un processo di crescita atto a prevenire i comportamenti a rischio.
Il progetto è nato in conseguenza a ricerche statistiche che evidenziano la Toscana come una delle prime regioni in Italia per tasso di “incidentalità” ed è la principale causa di morte tra i giovani dai 15 ai 30 anni; ogni giorno ci sono troppi incidenti, troppi feriti, troppi morti sulle nostre strade, ed i più gravi si verificano il venerdì sera o il sabato.
In Italia, ci sono circa 500.000 casi nuovi l’anno di gravi cerebrolesioni acquisite, di cui il 3% rimane in stato vegetativo, il 20% rimane con lesioni gravi con un costo sociale ed economico stimato in circa 20 miliardi di €uro all’anno. (In Europa salvate 14.500 vite e risparmiati 25 miliardi di costi sociali.) l’Italia si posiziona però al 14° posto nella lista dei 27 Paesi più virtuosi dell’UE con una riduzione solo del 42,4%. Dopo tale premessa la scuola diviene senz’altro un luogo fondamentale dove poter intervenire e investire con progetti mirati per poter acquisire consapevolezze utili alla modifica di comportamenti rischiosi. Da qui nasce la ricerca e la sperimentazione di metodologie capaci di raggiungere e coinvolgere direttamente i giovani nella definizione ed attuazione di interventi di prevenzione e riduzione dei rischi, attraverso anche la “Peer education”, una strategia che consente ai ragazzi di diventare protagonisti ed agenti attivi del processo educativo attraverso un educazione tra “pari”, una formazione di giovani da parte di altri giovani.
Questa strategia consente ai ragazzi di diventare protagonisti ed agenti attivi del processo educativo, piuttosto che semplici destinatari di messaggi ed informazioni. Il peer educator può fungere da figura di riferimento per la classe ed è chiamato a svolgere una funzione di promotore di proposte alternative ed attivare nuove risorse e competenze di cui la classe può avvalersi per la soluzione dei propri problemi. Il progetto vuole infondere nei giovani la cultura della sicurezza stradale, poiché è con la partecipazione attiva, la riflessione, la discussione, l’imitazione dei modelli che si incide sul loro comportamento futuro, in una età in cui risultano essere sufficientemente maturi per comprendere la gravità di alcuni comportamenti, ma ancora suscettibili al cambiamento.
“La distrazione e l’imprudenza possono costare la vita. La propria e quella degli altri.” La fatalità in sicurezza stradale non esiste. Distrazione, velocità, colpi di sonno, uso e abuso di sostanze alcoliche e stupefacenti, sono solo alcune delle principali cause di incidenti stradali, ma la buona notizia è che tutto ciò può essere evitato attraverso l’educazione e la prevenzione. Questo è il motivo per cui l’educazione stradale è stata inserita a pieno titolo tra gli insegnamenti previsti nell’ambito di “Cittadinanza e Costituzione”.
ACCIDENTI AGLI INCIDENTI
Quaranta miliardi all’ anno è il costo degli incidenti; alcune migliaia di Vite perse, 20.000 persone all’anno riescono a uscire dal coma ma vagano tutta la vita, con grossi danni cerebrali, alla ricerca di una identità perduta.
Questo è il tragico bilancio di questa guerra continua che ci vede perdenti nonostante gli sforzi ed alcuni progressi compiuti. L’uso di campagne di informazione con lancio di spot e manifesti in cui personaggi famosi ci richiamano ad essere più prudenti sono tutto quello che sanno mettere in campo per contrastare questa EPIDEMIA SILENZIOSA. Il problema fondamentale è che saremo sempre perdenti se non puntiamo su un cambio culturale di abitudini che non può nascere da input sporadici ma che deve essere parte integrante dell’ istruzione scolastica; ed è in questa ottica che l’Associazione Traumatizzati Cranici Toscani (ATRACTO Onlus ) aderente alla Federazione Nazionale Associazioni Trauma Cranico (F.N.A.T.C.) ha impostato la sua campagna educativa con il progetto: “ACCIDENTI AGLI INCIDENTI”
Gran parte dei programmi di prevenzione sono tradizionalmente centrati sulla descrizione meticolosa dei danni di un comportamento scorretto, partendo dal presupposto che la paura dovrebbe scoraggiare scelte dannose; la pratica ha ampiamente dimostrato l’ inefficacia di questo approccio. che se, inizialmente può sembrare funzionare, in breve tempo annulla i suoi effetti in quanto lo spirito di sopravvivenza dell’ uomo lo porta a seguire subito altri input in campi diversi.
E’ proprio da questo presupposto che abbiamo costruito il progetto partendo da una storia di morte divenuta un inno alla vita e l’alternanza di obiettivi diversificati, partendo dal fornire informazioni sulle cause e conseguenze di un incidente stradale e la presentazione di un video in cui si vede la storia vissuta di un ragazzo Samuel nei fotogrammi del cortometraggio dai momenti in cui era in pericolo di vita fino al suo ritorno alla vita, svilupperà nei ragazzi la consapevolezza di quanto basti un nulla per perdere una vita ma poi non basta una vita per riprendersi.
Le lezioni con operatori formati e con i familiari che hanno vissuto un’esperienza, servono per spiegare loro i danni che vi possono derivare.
Il progetto realizzato fin dal 2001 è rivolto ai ragazzi delle classi II° e III° delle scuole medie inferiori.
Segreteria sede 0559106378 e-mail presidente@atracto.it
Delibera per lo stato vegetativo
La delibera relativa agli interventi sperimentali per le persone in stato vegetativo (d.g.r. 10160 del 16 settembre 2009) (382 KB)
9.09
Come cambia il welfare lombardo
Le politiche e gli interventi in favore delle persone con disabilità. Una valutazione dell’ultimo decennio.Sintesi delle principali valutazioni sul sistema dei servizi per la disabilità in Lombardia pubblicate nel volume “Come cambia il welfare lombardo. Una valutazione delle politiche regionali” (a cura di Gori C.) Maggioli, 2010.
Il contesto e i bisogni delle persone con disabilità in Lombardia: i bisogni che cambiano e l’offerta che si adegua?
Uno dei dati più rilevanti a livello epidemiologico degli ultimi anni riguarda l’invecchiamento delle persone con disabilità, invecchiamento dovuto ad un netto miglioramento dei sistemi di cura e di assistenza e ai continui progressi della medicina. Insieme alle persone con disabilità invecchiano anche i nuclei familiari. Questo fenomeno produce un bisogno su cui già da qualche tempo si stanno sperimentando formule di residenzialità più o meno protetta nei progetti Dopo Di Noi. In Lombardia queste sperimentazioni non hanno rappresentato una formula prioritaria come vedremo parlando di servizi residenziali. Ad oggi le persone anziane con disabilità possono essere inserite anche in RSA, ovvero nelle residenze sanitarie per anziani, poiché la priorità nella valutazione si dà al fatto dell’essere anziano, non al fatto di essere persona con disabilità e di aver avuto un determinato percorso di vita.Oltre al dato di anzianità e di invecchiamento abbiamo il tema delle NUOVE DISABILITA’: i dati epidemiologici ci dicono che in Lombardia ci sono circa 10:100.000 ab. casi di Gravi Cerebrolesioni acquisite. SLA e altre Malattie Neurovegetative hanno 3-6 casi:100.000 ab. La Regione Lombardia è intervenuta con fondi ad hoc per sostenere i percorsi di queste persone e delle loro famiglie.
La riforma lombarda in che termini ha investito sulla disabilità?
Guardando la ripartizione del FSR area disabili per tipologia di servizi (anno 2009, fonte Bilancio Sociale Reg. Lombardia) e gli altri dati a nostra disposizione (dati di bilancio nel decennio) l’investimento nelle politiche per le persone è stato costante. Sono cambiate le strategie, sono stati riconvertiti servizi, sono cambiati i nomi delle unità d’offerta e sicuramente è cresciuta la qualità perché si sono innalzati gli standard dei servizi residenziali e semiresidenziali.
L’investimento è stato sbilanciato a favore dei servizi residenziali e semiresidenziali sociosanitari a scapito di altre unità d’offerta “sociali”: anche la normativa ha accompagnato progressivamente la trasformazione dei CSE in CDD (dall’anno 2003) e degli SFA in CSE (dall’anno 2008). Le RSD sono la principale unità d’offerta residenziale.
I progetti di vita indipendente finanziati attraverso la legge 162/98 sono progetti che si suddividono in quattro tipologie, con una prevalenza di utilizzo dei fondi per percorsi di sollievo (31%), di sostegno alla domiciliarietà (31%) e solo per una quota 14% per percorsi di emancipazione della persona disabile dal contesto familiare (indagine campionaria: 21,4% copertura dell’universo degli ambiti territoriali). Il contributo l. 162/98 varia dai € 4.000,00 annui ai € 10.000,00 annui.
Tab.1 – Progetti di vita indipendente (indagine campionaria 21 ambiti rispondenti)
Tipologia di progetti %:
- Attività di sostegno alla domiciliarietà 31,3;
- Accompagnamento in percorsi di emancipazione dal contesto familiare 14,0;
-Sollievo alle famiglie con inserimento temporaneo in strutture residenziali o soggiorni climatici 31,2;
- Avvicinamento alla residenzialità 12,8;
Quale ruolo ha avuto il Terzo Settore nella gestione dei servizi per le persone con disabilità?
Il terzo settore è certamente il principale gestore di servizi, non solo nel campo della disabilità. I dati relativi alle RSD e alle CSS confermano questa tendenza e soprattutto confermano la presenza prevalente delle Fondazioni (45,3%) nel primo caso (Tabella 2) e delle Società Cooperative (48,6%) nel secondo caso (Tabella 3). Il mercato delle strutture residenziali (e semiresidenziali) per le persone con disabilità è un mercato sostanzialmente fermo.
Il Terzo settore è comunque un soggetto attivo anche nella programmazione sia a livello locale che a livello istituzionale. Oggi rispetto agli ultimi 10 anni lo scenario della partecipazione del terzo settore alla programmazione è decisamente più avanzato con l’istituzione dei tavoli tematici locali e del tavolo di consultazione del terzo settore in Regione Lombardia: il coinvolgimento è strettamente connesso alla costruzione di politiche legate all’analisi dei bisogni e della domanda sociale. Il Terzo Settore esprime, attraverso l’esperienza degli enti gestori, alcuni bisogni e alcune domande per il presente e per il futuro:
• Un continuo riconoscimento e una valorizzazione sempre presente del ruolo svolto
• La definizione di regole di sistema che tengano in considerazione problematiche e specificità della disabilità
• Un accompagnamento al cambiamento così come proposto dalla normativa, ma anche
• Una stabilità di regole e di risorse, (con un forte rischio rispetto alla gestione del budget e alla tenuta del mercato)
• Una necessaria risposta alle nuove disabilità
• Formazione per gli operatori in modo che al cambiamento strutturale possa far seguito un cambiamento culturale professionale per la cura e l’assistenza delle persone con disabilità.
Le persone con disabilità sono libere di scegliere percorsi di vita, servizi, …?
Il debole sviluppo della competizione ha impedito la diffusione della libertà di scelta tra erogatori: per le persone con disabilità questo significa andare là dove c’è il posto in struttura, magari non nel proprio paese o nella propria città.
Se per altre categorie la libertà di scelta tra erogatori può non rappresentare una priorità di utenti e famiglie, per le persone con disabilità e per le loro famiglie diventa centrale nella costruzione del percorso di vita, anche per la possibilità di restare nel proprio contesto, sviluppare interessi, autonomie.
In Lombardia si è concentrata l’attenzione sulla scelta tra erogatori. Si è assegnata ridotta attenzione invece alla libertà di scegliere tra diversi percorsi di vita in momenti/transizioni critiche.
Inoltre c’è stata una forte spinta verso i servizi sociosanitari (ai quali sono state destinate più risorse). I servizi sociosanitari sono sempre più orientati all’assistenza su modello sanitario e resta poco spazio per altro: si delineano aree di bisogni scoperti come la vita indipendente, l’inclusione sociale, l’abitare (non solo in RSD), la partecipazione alla vita sociale su una base di eguaglianza con gli altri.
Nell’ambito delle scelte regionali le famiglie delle persone con disabilità sono state valorizzate e sostenute?
Il modello di welfare così come costruito in questi anni ha portato due conseguenze indirette:
• Le famiglie si rappresentano e di fatto sono case-manager di loro stesse
• L’investimento più forte nella residenzialità rispetto al territorio ha sbilanciato anche il lavoro sul campo rispetto all’inserimento in residenzialità ad elevata intensità e protezione, piuttosto che sostegno di percorsi di autonomia di famiglie e persone con disabilità (laddove possibile).
La legge regionale n.3/2008 riprende il tema della presa in carico come oggetto di lavoro dei servizi, ma di fatto in questi anni abbiamo assistito ad una presa in carico delle famiglie su loro stesse, con il supporto dei servizi residenziali o semiresidenziali, e con una presenza differente, di indirizzo ma non di regia, dei servizi sociali comunali e delle Asl. Ed in effetti c’è ancora molta incertezza sulla possibilità di sviluppare una reale presa in carico da parte di soggetti pubblici, che potrebbero essere rappresentati nel caso specifico dai segretariati sociali, poiché non c’è una linea comune territoriale, ma molte differenze tra istituzione di PUA, CEAD, segretariati sociali…
La presa in carico è quindi ad oggi “delegata” quasi totalmente ai servizi residenziali o semiresidenziali, quindi agli enti gestori, provocando una certa frammentazione di interventi dedicati alle persone con disabilità e facendo sì che le famiglie debbano rincorrere la migliore soluzione, cercandola autonomamente (e in solitudine) per i propri figli/cari. Il disorientamento delle famiglie delle persone con disabilità è ormai un dato rilevato da diverse ricerche e analisi regionali (v. ricerca autismo).
Sono migliorati gli effetti dei servizi per le persone con disabilità?
Il percorso è stato simile per tutti i servizi di cui la Regione ha influenzato direttamente la qualità siano essi socio-sanitari, residenziali e semi-residenziali. Di fatto mettendo a fuoco il tema degli effetti sugli utenti si nota un netto miglioramento della qualità in tutti i servizi: gli standard si sono innalzati, e la scelta delle famiglie spesso ricade su tipologie di servizi ad elevata tutela sanitaria, proprio perché in questo modo c’è una sicurezza dichiarata. Questo però ha portato le persone con disabilità verso una sanitarizzazione accentuata dei propri bisogni, a scapito di altri bisogni di tipo sociale (inclusione, socializzazione, integrazione), che diventano quel qualcosa in più che le strutture non sono chiamate a dare. In questo modo passa in secondo piano il pensiero di inclusione, di vita autonoma, per dare pieno spazio al pensiero dell’elevata protezione.
Inoltre la standardizzazione dei servizi non ha permesso di differenziare l’offerta e il “contenuto” dei servizi stessi: pertanto gli utenti incontrano più o meno sempre gli stessi servizi, o servizi con caratteristiche molto simili, chiamati a enormi sforzi organizzativi (spesso molto onerosi e non riconosciuti dalla Regione) per personalizzare l’offerta dei servizi e andare incontro davvero alle necessità e ai bisogni delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
REGIONE LOMBARDIA-1°premio bando sicurezza stradale
Un anno pieno di iniziative rivolte sia alle Famiglie sia alle Persone con Disabilità. Abbiamo raggiunto nel 2011, con l’intento di sensibilizzare per prevenire gli incidenti, ben 6.000 persone, incontrandole in 21 Scuole Istituti e Università, in 8 Teatri ed Auditorium’ con rappresentazione teatrale della Storia di Samuel e ben 6 Oratori.
Questo nostro attivismo è stato premiato quando la Regione Lombardia ha indetto un Bando di Concorso sulla Sicurezza Stradale a cui hanno partecipato ben 70 progetti presentati da varie Province Lombarde, da Comuni , da Associazioni varie e da Fondazioni per il quale è stato stanziato ben 2 milioni di euro.
Il 14 dicembre, il Presidente Formigoni ha premiato il progetto, da Noi presentato, costruito, in partnership, con la Federazione Nazionale Associazioni Traumi Cranici
UN ATTIMO CHE VALE UNA …. VITA
che alleghiamo e che mostra un modo innovativo e sperimentale di affrontare il dramma delle Gravi Cerebrolesioni, spingendo per una cambio culturale allargato a 360 gradi a tutte le componenti della Società
…… ARRIVANO I BOLIDI
Anche quest’anno si replica………………….
La pista di Castrezzato ospiterà la manifestazione che vedrà protagonisti i ns ragazzi a bordo di prestigiose vetture, alla cui guida ci saranno piloti esperti che regaleranno un raggio di luce e di serenità al ns mondo……………
UN ATTIMO CHE VALE…… UNA VITA
Sabato 14 gennaio 2012 si è tenuto presso l’Istituto I.S.I.S- G.QUARENGHI di BERGAMO un incontro di sensibilizzazione e prevenzione incidenti stradali teso a rendere consapevoli gli studenti di quanto un grave incidente stradale stravolge il destino della vittima e di tutto il mondo che lo circonda.
Pertanto sono state convocate convocate le classi del biennio nell’ordine sotto riportato:
- 1. dalle ore 09,00 alle 10,20 sono convocate in auditorium le classi prime ;
- 2. dalle ore 10,30 alle 12,00 sono convocate sempre in auditorium le classi seconde.
Giovedì 2 febbraio 2012 sarà la volta delle classi quarte e quinte.


