Consapevolezza

dopo il trauma

La consapevolezza di chi ha subito il trauma

La consapevolezza è un elemento importante per il raggiungimento degli obiettivi riabilitativi. Dopo TCE può venir alterata l’attenzione, la memoria, la capacità di giudizio, la capacità di astrazione, di comprendere significati sottesi, viene persa la capacità di capire l’altro e di riconoscere i bisogni e le emozioni degli altri: tipicamente si asserisce che il familiare è privo di empatia.
Dall’altro lato si può verificare che il paziente non capisce i suoi limiti e questo compromette attività per la pianificazione di comportamenti o per prendere decisioni.
Dopo il risveglio dal coma si può avere uno stato detto di anosognosia dove il paziente non è consapevole di quello che gli è accaduto e dichiara di stare bene: non è in grado di auto monitorarsi e capire le difficoltà conseguenti al trauma.
In linea generale possiamo delineare un progressivo cammino di acquisizione di consapevolezza che possiamo riassumere in:

  • Consapevolezza emergente: la persona spiega le sue difficoltà solo attraverso un’intervista strutturata.
  • Consapevolezza dichiarativa: la persona dichiara le sue difficoltà solo in situazione contestuale, ossia di fronte all’impossibilità di portare a termine un’azione.
  • Consapevolezza progettuale: la persona è in grado di analizzare la situazione presente, pianificare le azioni e creare delle soluzioni in grado di supplire le proprie difficoltà.

L’aumento della consapevolezza comporta una presa di coscienza di quello che è accaduto e tipicamente la persona ha una deflessione del tono dell’umore con sentimenti di angoscia, frustrazione e depressione.

La consapevolezza della famiglia

Gli stessi meccanismi messi in atto dal paziente possono essere messi in atto dalla famiglia. La difficoltà di accettare la malattia di un caro, accettare i cambiamenti comportamentali, accettare di aver perso la persona di prima…possono essere paragonati ad un lutto. A volte la speranza è l’unica molla che fa alzare al mattino. I familiari possono avere atteggiamenti contrastanti: alcuni si sostituiscono alla persona altri assumono un atteggiamento di negazione con richieste troppo eccessive. Anche all’interno dello stesso nucleo familiare si possono assistere a reazioni completamente diverse con atteggiamenti contrastanti tra loro che portano ad una disgregazione. Un percorso di psicoterapia di accettazione della malattia è sicuramente di aiuto.

La famiglia
Di frequente si verifica una diminuzione della varietà dei rapporti sociali e del carico emozionale rappresentato dal doversi prendere cura del familiare che ha subito il TCE, la cui personalità è profondamente modificata da un punto fisico, cognitivo, emozionale. Spesso emergono conflitti interni con gelosie da parte di fratelli o coniugi e questo comporta un maggiore isolamento dalla società. Le conseguenze del TCE riguardano non solo l’isolamento sociale e le difficoltà economiche ma anche il cambiamento di ruolo che si viene a determinare nel nucleo familiare a causa delle modificazioni intervenute all’interno del sistema.

Cosa fare dopo l’ospedalizzazione
La cosa che può aiutare per superare gli ostacoli quotidiani connessi ad un evento traumatico è cercare delle associazioni di familiari che aiutino a superare le difficoltà grazie alla loro esperienza. Le associazioni aiutano sia il paziente che la famiglia a far fronte al “lutto” subito in quanto ci sentiamo parte di una comunità. Viene meno l’isolamento che tanto sentiamo e che ci fa apparire “diversi”. Le associazioni ci sanno indirizzare dove andare in caso di aiuto, ci permettono di confrontarci e di affrontare insieme ciò che ci accade.

dopo il trauma