LA PRERSA IN CARICO SOCIALE

Giugno 2018

In questi anni sono state molte le occasioni di incontro, svago e confronto fra familiari, operatori, giovani e adulti con esiti da trauma cranico o grave cerebolesione, medici etc che l’Associazione Per Andare Oltre ha promosso e durante i quali sono sorte diverse riflessioni sulle esperienze di ciascuno e, in fondo, comuni a tutti. Ci è sembrato pertanto utile riportare alcuni estratti dell’articolo uscito sulla rivista “Prospettive Sociali e Sanitarie” n.3/2017 dal titolo “Disabilita’ acquisita da grave cerebrolesione e trauma cranico: riflessioni per la “presa in carico sociale”, nell’ambito del quale si cerca di portare l’attenzione sul fenomeno e su come è affrontato dal punto di vista sociale: come garantire il continuum fra dimensione riabilitativa e abilitativa? Come affrontare la presa in carico sociale all’interno della rete territoriale dei servizi? Come supportare il soggetto ed il sistema familiare nell’affrontare il vissuto del trauma e ri-finire un progetto di vita?

Le tematiche riportare nell’articolo verranno affrontate in parte in questa, in parte nelle prossime edizioni della nostra rivista.

PARTE I: Le dimensioni del fenomeno Grave Cerebrolesione Acquisita e del Trauma Cranico in Italia

Il fenomeno della disabilità acquisita da cerebrolesione o trauma cranico encefalico negli ultimi decenni si attesta in crescita, alimentando una crescente domanda di servizi socio-sanitari specifici. Se infatti dal punto di vista clinico e riabilitativo esiste una offerta consolidata a livello nazionale, rimane scarsa la rete di servizi territoriali in grado di affrontare il forte “impatto sociale” di questa tipologia di disabilità e garantire sia una progettazione sociale e socio-educativa per il soggetto, sia sostegni, anche a lungo termine, per i caregivers ed il sistema familiare. Nel corso dell’ultimo decennio si è verificata una significativa modificazione delle caratteristiche dei soggetti che vanno incontro a condizioni di disabilità acquisita da gravi cerebrolesioni di origine traumatica e non, quali sindromi post-traumatiche, sindromi di origine vascolare, sindromi di origine tumorale e/o degenerativa. Grazie ad alcune informazioni derivate da progetti di ricerca prospettici su base nazionale e regionale (GISCAR, Zampolini, 2012; R. It. GCA Avesani, 2013), si può affermare che vi sia una tendenza ad un progressivo aumento di incidenza delle GCA di origine non traumatica: si passa da una incidenza di Trauma Cranico Encefalico (TCE) del 58,4% nel periodo 2001/03 al 41,6% nel periodo 2008/2011 e dal 44% al 56% di forme non traumatiche nello stesso periodo. Anche l’età media è in aumento per entrambi e si passa, nel caso di TCE, da 29 anni nel 2001/2003 a 55 nel 2008/2011, mentre da 43,67 a 56,68 nel caso di non TCE. A questo cambiamento hanno anche contribuito efficienza ed efficacia delle nuove metodiche di intervento rianimatorio, neurochirugiche e riabilitative che hanno permesso il mantenimento in vita di molte persone che hanno subito gravi cerebrolesioni, pur non potendo sempre garantire il ritorno alle condizioni di autosufficienza.

Una grave cerebrolesione acquisita (GCA) comporta una molteplicità di possibili conseguenze sul piano senso-motorio, cognitivo, psicologico e comportamentale. Queste possono persistere a lungo nel tempo o cronicizzarsi, e quasi sempre implicano una riduzione del livello di attività e partecipazione sociale come pure un’importante richiesta di supporto (economico, affettivo, assistenziale) da parte della famiglia. In particolare dalla letteratura si evince che i problemi cognitivo-comportamentali sono quelli che ostacolano il reinserimento sociale, scolastico e lavorativo ed influenzano in modo significativo il livello di stress dei familiari. Rispetto al contesto di vita di questi pazienti la Giuria di Consenso si è sbilanciata più nettamente a favore della possibilità di un rientro domiciliare rispetto all’inserimento a lungo termine in strutture protette, quando le condizioni ambientali lo consentano, purché non si traduca in una nuova ghettizzazione: ovvero il paziente è chiuso nella sua casa e lì ci rimane senza contatti e relazioni con il mondo esterno. O spesso accade che, in assenza di strutture specificatamente indirizzate a questo tipo di utenza, dopo le dimissioni la persona con esiti da GCA venga orientata verso strutture che accolgono portatori di esiti di danni cerebrali neonatali o, in funzione dell’età, verso RSA. Affronteremo quindi nella successiva edizione il tema della solitudine della famiglia al momento delle dimissioni dall’ospedale e di quali sono invece gli aspetti da curare per una efficace presa in carico territoriale.

Coordinatrice del Centro Socio Educativo “Cesare Carabelli” Somma Lombardo

Assistente Sociale

Dott.ssa Valentina Zanetello

Lun-Mer-Gio-Ven 9,30 – 15,00

tel. 0331 255437 cell. 3889421784

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